Beni Culturali Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico per il Polo Museale della città di Roma

Storia del museo

Foto storica - Facciata

 

Guido Reni - Ritratto del cardinale Bernardino Spada

 

Foto storica  - Sala II

 

Foto storica - Sala III

 

La Galleria Spada venne aperta al pubblico nel 1927. Lo Stato l'aveva acquistata nel novembre dell'anno precedente, insieme al palazzo che divenne sede definitiva del Consiglio di Stato. Chiusa al pubblico negli anni quaranta, fu nuovamente aperta nel 1951, quando Federico Zeri, direttore incaricato del museo, oltre a far rientrare in sede gran parte delle opere disperse durante la guerra, ne curò personalmente il riordino cercando di restituire il più possibile alle quattro sale di cui si compone il loro primitivo aspetto di piccola raccolta privata del Sei-Settecento.
La Galleria Spada nasce come raccolta privata per volere del cardinale Bernardino Spada (1594-1661) subito dopo aver acquistato il palazzo nel 1632. Il nucleo principale della sua collezione si compone di opere emiliane e romagnole orientamento spiegabile sia con la sua origine, era infatti nativo di Brisighella, vicino Forlì, sia perché dal 1627 al 1631 era stato legato pontificio a Bologna dove era entrato a contatto con artisti di notevole valore come Guido Reni, Guercino e l'Albani insieme ad alcuni loro seguaci.
Di Reni resta lo splendido Ritratto di Bernardino Spada (1630-31), uno dei capolavori della ritrattistica seicentesca, e una copia dell'originale del pittore, oggi al Museo del Louvre, ma "ritoccata" dallo stesso Reni, raffigurante Il ratto di Elena, realizzata dal suo allievo Giacinto Campana (1630-31). Di Guercino, si può ammirare il Ritratto di Bernardino, anche esso del 1631 e la Morte di Didone, eseguito dal pittore tra il 1629 e il 1631 per la regina di Francia Maria de Medici, ma rimasto a carico di Bernardino quando la regina dovette fuggire in Francia per motivi politici.
Tra le altre opere altrettanto rilevanti della cultura emiliana e romagnola sono da ricordare i ritratti della seconda metà del ‘500, di Bartolomeo Passerotti, come Il botanico; di Prospero e Lavinia Fontana, come l'Astrologo, e Cleopatra. Ancora il dipinto con L'andata al calvario e l'Eterno Benedicente di Marco Palmezzano, eseguito tra la fine del ‘400 e gli inizi del ‘500; il Paesaggio con Caccia al cinghiale e l'albero della cuccagna della seconda metà del ‘500 di Nicolò dell'Abate e le quattro Scene di favola con i due soggetti con Mosè che fa scaturire l'acqua dalla rupe e il Passaggio del Mar Rosso di Andrea Donducci, detto il Mastelletta, realizzate in fasi diverse, tra la fine del ‘500 e la prima metà del ‘600.
Nell'elenco dei beni ereditari di Bernardino figurano anche alcuni dipinti identificabili con opere fiamminghe, olandesi e tedesche, ancora oggi visibili nel museo. Sono da citare Il Paesaggio con mulini a vento, di Jan Brueghel il Vecchio, firmato e datato 1607, Il ritratto di uomo di Hans Dürer, firmato e datato 1511, e il Ritratto di giovane di Jan Van Scorel, databile intorno al 1530.
A Roma il cardinale incominciò ad apprezzare la pittura caravaggesca. Possedeva alcuni ritratti attribuiti al Caravaggio. Oggi restano I due bevitori di Anonimo caravaggesco, del 1620. Inoltre, nonostante la sua tendenza culturale fosse classicistica, si aprì alle novità dei Bamboccianti acquistando alcuni quadretti di cui restano La morte del somaro di Michelangelo Cerquozzi, databile intorno al 1650, e La zingara, della scuola del pittore, da riferirsi sempre a questo periodo. Nel 1643 acquistò otto dipinti dal senese Nicolò Tornioli, pittore che tentava una fusione del caravaggismo con le tendenze più moderate della cultura barocca cortonesca. Delle otto tele restano la Carità romana, la Sacra Famiglia, la Maddalena dormiente, quest'ultima in deposito all'Ambasciata Italiana ad Ankara, e l'Annunziata sull'altare maggiore della parrocchiale di Castel Viscardo. Il cardinale acquistò altre tre dipinti, tuttora esistenti, nel 1647, quando il pittore era già morto. Si tratta del Sacrificio di Mirtillo e di Caino e Abele, esposti nel Museo, e di Cristo che scaccia i mercanti dal tempio, visibile nel piano nobile di Palazzo Spada.
Un piccolo contributo ma di alto valore qualitativo, fu dato all'ampliamento della collezione da Virgilio Spada (1596-1662), padre oratoriano, fratello di Bernardino. A Virgilio si deve la commissione al Cerquozzi nel 1648 della celebre Rivolta di Masaniello, un dipinto che rappresenta come un reportage il tragico momento dello scoppio della Rivoluzione napoletana. Come anche del David del Cerrini, pagato nel 1649 e donato al fratello Bernardino in occasione del suo cinquantaseiesimo compleanno. A lui si deve ancora l'acquisto al Tornioli nel 1645 del dipinto con Gli astronomi. Nel 1647 entrò a far parte della sua collezione l'opera con Due teste di Cherubini dello Spadarino, visibile nella quarta sala e nel 1650 l'Angelo custode di Andrea Sacchi su rame, esposto nel piano nobile di Palazzo Spada.
In seguito al matrimonio del loro pronipote Orazio Spada (1613-1687) con l'ereditiera Maria Veralli (1616-1686) nel 1636, entrarono a far parte della collezione Spada numerose opere antiche e moderne di notevole importanza, quasi tutte esistenti, tra cui i dipinti di Artemisia Gentileschi raffiguranti Santa Cecilia e la Madonna col Bambino e di Orazio Gentileschi, raffigurante David con la testa di Golia del secondo decennio del ‘600; la statua di Filosofo seduto, copia romana da originale greco, forse bronzeo di epoca ellenistica databile tra il I sec. a.C. e il II sec.d.C.; due altre statue di Ercole e di Apollo, in marmo lunense e in marmo bianco di arte romana della fine del II sec. d.C.; un Busto di Diana d'arte romana del I sec. d.C. e una serie di rilievi datati intorno al II d.C. raffiguranti scene mitologiche, murari sulle pareti della Galleria della Meridiana del Piano Nobile di Palazzo Spada.
Tra la fine del Seicento e il ventennio del ‘600, un nuovo forte impulso all'ampliamento e arricchimento della raccolta di famiglia provenne dalla passione collezionistica del cardinale Fabrizio (1643-1717), figlio di Orazio e di Maria Veralli, e pronipote di Bernardino e di Virgilio. A lui si deve la ristrutturazione della terza sala con le nuove decorazioni murali e su tela commissionate al pittore Michelangelo Ricciolini e aiuti (1698-1699). Il cardinale nutriva predilezione per tutti i generi artistici, dalle nature morte, alle architetture, dai paesaggi ai ritratti, come si evince dall'elenco dei suoi beni ereditari. Tra le opere giunte fino a noi sono da ricordare i paesaggi di Gaspard Dughet, della scuola di Salvator Rosa, di Van Lint, mentre fra le nature morte, quelle di grandi dimensioni di Onofrio Loth.
Nel 1700 un altro matrimonio, quello del marchese Clemente Spada con Maria Pulcheria Rocci, erede universale della famiglia determinò l'immissione nella già considerevole collezione di diverse opere portate in dote dalla sposa. Va ricordata una serie di ritratti della famiglia Rocci eseguiti dal pittore Jacob Ferdinand Voet e il ritratto postumo del cardinale Fabrizio Spada, commissionato nel 1754 da Clemente al pittore Sebastiano Ceccarini.
La Galleria Spada resta pertanto un esempio superstite di quadreria antica in cui i dipinti disposti sulle pareti in file successive, si integrano e si armonizzano con un ricco e vario apparato di arredi, mobili e sculture antiche e moderne. Inoltre la varietà dei soggetti iconografici, dalle scene religiose a quelle mitologiche, dai ritratti ai paesaggi, dalle scene di genere alle nature morte, e la diversità delle scuole pittoriche rappresentate, consente di ottenere una immagine visuale particolarmente viva del fenomeno del collezionismo nei sec. XVII e XVIII.

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pagina creata il 04/10/2005, ultima modifica 26/05/2016