Beni Culturali Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico per il Polo Museale della città di Roma

Sala III

Sala III

Michelangelo Ricciolini - Allegoria delle Quattro Stagioni - Estate e Primavera

Michelangelo Ricciolini - Allegoria delle Quattro Stagioni - Autunno e Inverno

 

La terza sala, realizzata su progetto di Bernini, segue l'allestimento voluto da Federico Zeri nel 1951 che qui inserì opere appartenenti soprattutto alla cultura romana, bolognese e fiamminga del Seicento e del Settecento, in base ai gusti dei collezionisti che le acquistarono: dapprima il cardinale Bernardino e suo fratello Virgilio Spada (1596-1662) e, in seguito, il loro pronipote Fabrizio (1643-1717).
La sala, rettangolare, venne così concepita nel 1636 da Bernardino per ospitarvi la sua quadreria e da allora fu nota col nome di Galleria del Cardinale. Progettata dall'architetto Paolo Maruscelli insieme allo studiolo piccolo, si caratterizzava per un soffitto a travicelli e per le porte che affacciavano su ballatoi esterni, di cui uno munito di ringhiera in ferro ancora esistente, sul lato del giardino grande.
Tra il 1698 e il 1699 Fabrizio Spada ne operò l'attuale trasformazione, avvalendosi dell'opera dell'architetto Tommaso Mattei, che demolì il ballatoio sul lato sinistro di vicolo dell'Arco e modificò le porte in finestre. Al pittore Michelangelo Ricciolini venne affidata la decorazione, costituita da tele dipinte a tempera e collocate nelle tre partizioni del soffitto scandite da travi lignee. I soggetti, le Allegorie dei Quattro Continenti, degli Elementi e delle Stagioni, sono esemplati sull'Iconologia di Cesare Ripa, e intervallati da finti bassorilievi monocromi che alludono alla Fortuna e alla Ricchezza.
Ricciolini, inoltre, realizzò il fregio sottostante, ad olio su muro, raffigurante un finto rilievo dorato con Trofei d'armi e insegne militari, vasi e clipei figurati, tritoni, nudi reggifestoni; dipinse negli sguinci delle sei finestre Scene mitologiche tratte dalle Metamorfosi di Ovidio; decorò i parapetti delle finestre con le allegorie di Architettura, Scultura e Pittura che offrono doni a Minerva, protettrice delle Arti.
Entrando nella sala, sulla destra, è la tela raffigurante il Paesaggio con caccia al cinghiale, eseguito da Nicolò dell'Abate tra il 1550 e il 1560. Al di sopra, Le vestali del cortonesco Ciro Ferri, opera acquistata da Fabrizio Spada nel 1698 ma eseguita intorno al 1670. Seguono la piccola tavola con il Paesaggio con mulini a vento di Jan Brughel il Vecchio, firmato e datato 1607 e il Ratto di Elena, copia dell'originale di Guido Reni, ora al Louvre, eseguita dal discepolo Giacinto Campana per il cardinale Bernardino. Sulla parete opposta, sono visibili altre tele: il Festino di Marcantonio e Cleopatra, realizzato da Francesco Trevisani nel 1702 su commissione di Fabrizio Spada; i due dipinti di Pietro Testa raffiguranti la Strage degli Innocenti e il Sacrifico di Ifigenia, esempi del neovenetismo romano del 1640, e il celebre dipinto di Nicolò Tornioli con Gli astronomi (1645), dove la presenza del cannocchiale è un omaggio a Galileo Galilei, che per primo utilizzò lo strumento per l'osservazione dei corpi celesti. In fondo alla sala è il Trionfo del nome di Gesù, di Giovan Battista Gaulli, bozzetto per l'affresco eseguito dall'artista per la volta della navata centrale della chiesa del Gesù a Roma, terminato nel 1679, e La morte di Didone, opera di Guercino (1631), notevole per l'apparato scenografico e la ricchezza dei costumi.

 

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pagina creata il 02/02/2009, ultima modifica 27/07/2009