Beni Culturali Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico per il Polo Museale della città di Roma

Sala II

Sala II

Girolamo da Sermoneta - Ritratto di Giulio III

 

La seconda sala fu costruita su progetto di Bernini per volere del cardinale Bernardino Spada tra il 1636 e il 1637, nell'ala sinistra dell'edificio che si estende verso via Giulia.
Le pareti dell'ambiente, che fungeva da studiolo piccolo, vennero foderate in legno dall'ebanista Andrea Battaglini negli anni 1636-39. Nella boiserie si aprivano due porte di comunicazione con la prima e la terza sala, ancora esistenti, e tre portefinestre, due delle quali ridotte a semplici finestre e una che affaccia sul giardino segreto. La boiserie, che valse alla sala il nome di stanza alla fiamminga e che non prevedeva dipinti, venne rimossa prima del 1759, anno in cui l'inventario dei beni Spada cita 30 quadri in quest'ambiente.
Il fregio, ancora esistente e originariamente posto al di sopra del rivestimento ligneo, venne eseguito a tempera su tela da Perin del Vaga intorno al 1542, secondo Vasari come modello per un arazzo in seta e oro mai realizzato da far tessere in Fiandra e da collocare al di sotto del Giudizio Universale di Michelangelo nella Cappella Sistina. La tela venne rinvenuta ad Imola proprio da Bernardino Spada e posta in questa sala sulla parete lunga di fronte alle finestre. Sulle altre pareti vennero inserite delle copie del fregio ancora in situ: quelle delle pareti brevi sono opera di Andrea Gennaroli (1635) e quella sull'altra parete lunga di François Perrier (1636).
La sala conserva i dipinti più antichi della collezione, tra cui la grande tavola raffigurante l'Andata al Calvario, eseguita da Marco Palmezzano tra la fine del ‘400 e gli inizi del ‘500, in cui citazioni melozzesche nel taglio della composizione si fondono con i motivi belliniani, evidenti sia nella scelta cromatica che nel paesaggio di fondo. Spiccano, inoltre, sulla parete destra le tre tele del bolognese Bartolomeo Passerotti, realizzate intorno al 1570, e raffiguranti il Ritratto di botanico, di notabile e di Re David.
Più in basso è posto il Ritratto di violinista di Tiziano (1515 ca.), caratterizzato dallo sguardo intenso e misterioso evidenziato dal lampo di luce che illumina il volto dell'uomo. Seguono quattro Scene di favola del bolognese Andrea Donducci detto il Mastelletta, della prima metà del ‘600, da riferire alla maniera scura adottata dall'artista nella fase matura della sua attività e due altre della fase giovanile, raffiguranti Storie del Vecchio Testamento, dalle tonalità pastello. Sono da annoverare numerose piccole tavole di Madonne col Bambino, di scuola umbra del sec. XVI. Chiudono la selezione la bella Visitazione di Andrea del Sarto; il Ritratto di Papa Giulio III di Girolamo Siciolante da Sermoneta (1550 ca.), ad olio su muro riportato su masonite; e un San Cristoforo e San Luca, dipinti a tempera su recto e verso di una tavola da Amico Aspertini, che li eseguì intorno al 1510 risentendo particolarmente della cultura figurativa nordica.

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pagina creata il 02/02/2009, ultima modifica 27/07/2009