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Sala I

Sala I

Guercino - Ritratto del cardinale Bernardino Spada

 

 

La sala, già inglobata al corpo cinquecentesco dell'edificio, era originariamente suddivisa in diversi ambienti, i cosiddetti camerini da verno, utilizzati da Bernardino durante l'inverno come abitazione privata. Tale partizione venne eliminata nel 1653 nel corso dei lavori voluti dal cardinale per dare maggiore spazio alla quadreria e creare un nuovo salone di rappresentanza. Si ottenne quindi un "gran camerone", detto allora Stanzone dei Papi, in virtù di una serie di cinquanta iscrizioni poste sul soffitto sulle vite dei pontefici, dettate dall'umanista Gibbesio. La sala era anche nota come Anticamera nuova o stanza del soffitto azzurro, per via di una tela turchina applicata al soffitto.
Risale al 1777 l'attuale decorazione a rosette del soffitto a cassettoni, con al centro lo stemma Spada-Veralli, e lo zoccolo parietale.
La sala, a cui si accede attraverso l'ottocentesco bussolotto in legno con vetrata, è dominata dal Ritratto del cardinale Bernardino Spada, realizzato da Guido Reni nel 1631 e donato dallo stesso pittore al porporato in nome dell'amicizia che li legava.
Bernardino, nato a Brisighella dal tesoriere pontificio Paolo Spada (1541-1631) e dalla nobildonna forlivese Daria Albicini (1569-1612), era una persona molto colta, amante delle arti e delle scienze. A Bologna, dove era stato legato pontificio dal 1627 al 1631, aveva stretto amicizia con diversi artisti, tra cui Reni e Guercino; proprio a quest'ultimo si deve l'altro Ritratto del cardinale Bernardino Spada (1631) esposto nella sala. Nel dipinto di Reni si esalta l'aspetto aristocratico e lo sguardo intelligente e distaccato di Bernardino, seduto elegantemente di tre quarti davanti allo scrittoio mentre si appresta a scrivere una lettera al papa. Diversamente nel coevo e pure notevole ritratto di Guercino si coglie nel protagonista un'immagine più umana e presente, dallo sguardo pensoso. Di fronte ai due dipinti campeggia il Ritratto del cardinale Fabrizio Spada (1643-1717), pronipote di Bernardino, eseguito nel 1754, molto tempo dopo la sua morte e sulla base di altri ritratti, dal pittore Sebastiano Ceccarini. Fabrizio, nominato cardinale nel 1674, tra la fine del ‘600 e gli inizi del ‘700 incrementò la raccolta con opere di prestigio, per la maggior parte ancora presenti nel museo; nella sala, ad esempio, restano le due tele con nature morte commissionate nel 1714 a Onofrio Loth e realizzate secondo i modelli di Giovan Battista Ruoppolo, di cui il pittore fu allievo e stretto seguace; le quattro tele raffiguranti i soggetti ovidiani di Apollo e Dafne, Latona che trasforma in rane i pastori della Licia, Mercurio affida Bacco alle Ninfe, Bacco e Arianna del pittore Giuseppe Chiari e le quattro Vedute del fiammingo Hendrik Van Lint, affini alle maniere di Gaspar Van Wittel e Claude Lorrain. Seguono le quattro movimentate Battaglie di Jacques Courtois, detto il Borgognone, che fanno rivivere i combattimenti che imperversavano nell'Europa del Nord durante la guerra dei Trent'anni.

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pagina creata il 02/02/2009, ultima modifica 05/03/2010